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CUVIO - Cuvio, quel piccolo "gioiello" al centro della valle omonima "Fantasmi" del passato in un salotto vacanziero 

 
La Valcuvia, terra di inesauribili meraviglie e un tempo passag­gio obbligatorio in direzione di Luino, è disseminata di prezio­se perle che sbucano qua e là dalla folta vegetazione. Cuvio nasce come uno di questi gioielli al margine della valle, quale presidio contro le non infrequenti scorrerie di soldate­sche o di qualche malintenzio­nato. Il paese viene considerato da­gli storici il fulcro della passa­ta attività politico-amministra­tiva nella zona e non è un caso che per molti studiosi proprio il suo nome abbia influenzato quella dell’intera valle. In real­tà rimane più probabile l’ipote­si secondo cui la Valcuvia deri­verebbe dal latino “vallis cum via”, ovvero valle attraversata da una via.

Ritornando a noi, il termine Cuvio si riferisce alla collocazione del centro abitato proprio nel mezzo della vallata, quasi vi si fosse immerso. I pri­mi insediamenti umani risal­gono ai tempi immemorabili dell’età del bronzo, ma la pre­senza più accertata rimane quella dei romani che ci hanno lasciato, seppure minime, trac­ce della loro presenza con un antichissimo ponte e il nome di una strada, la via del Pretorio. Dopo un breve periodo di fio­rente libertà comunale, il bor­go perse l’autonomia, dando vita a un profondo legame con autorevoli casate feudali, pri­ma fra tutte quelle dei Cinta, presenti a Cuvio fino al 1728.
Nello stesso anno fecero la loro comparsa i Litta Visconti Are­se che ci portano dritti dritti in Piazza IV Novembre. In una favolosa cornice pae­saggistica, spicca l’imponente palazzo signorile il cui portale è fregiato dallo stemma raffi­gurante il famoso biscione vi­sconteo. Innalzata nella seconda metà del Settecen­to, la costruzione conserva i tipici schemi delle ville d’epoca e certo le odierne condizio­ni della facciata mostrano come al decadi­mento della famiglia si sia accompagnato anche quello della loro elegante dimora. Nel cortile interno un'iscrizione ci rammenta che una notte del 1859 Garibaldi con alcuni compagni feriti vi si rifugiò in vista di una delle altre sue intrepide giornate. La piazza è armonizzata da palazzi, fanta­smi di un glorioso passato, come ci ricorda la targa posta sulla Cà Maggi: “Questa piazza testimonia la benemerenza di generosi citta­dini e del comitato presieduto dal Comm.
Ca­millo Maggi che assumendosene opera e spese, demolito il vecchio fabbricato comu­nale la idearono e la vollero a maggior deco­ro di Cuvio. 1929”. Saliti i pochi gradini di una breve scalinata, dalla strada carrabile si passa su un elegan­te pavè che favorendo una visuale più com­pleta dello splendido panorama prealpino conduce alla Parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo. La chiesa occupa il sito di un altro edificio sacro anteriore al Duecento la struttura odierna invece resta l’effetto di un costante e ripetuto restauro del secolo scorso. La semplicità delle mura esterne contrasta­ta con l’eleganza quasi barocca delle tre na­vate intere impreziosite da stucchi, dipinti e fregi di ogni sorta. Di fronte all’ingresso un monumento a fon­tana onora coloro che morirono in guerra per la loro patria e simboli di vita come l'ac­qua e uel nugolo di cipressi che lo circonda­no sembrano proprio rendere eterna la loro memoria. Sulla facciata della chiesa ancora una lapide bronzea ricorda i “caduti dell’o­nore e della gloria” dei due conflitti mondia­li. Piazza IV Novembre assume l’aria, in parti­colare nel periodo più caldo, di un assolato salotto vacanziero, per fortuna rinfrescato dalla fitta vegetazione e rallegrato dai dolci pendi delle vicine colline. Nella moderna zona periferica, Cuvio offre attrezzature turistiche invidiabili per una insolita serata in qualche caratteristica trat­toria, due tiri sui campi da tennis o meravi­gliose passeggiate naturalistiche garantite dalla sigla dei “percorsi verdi”.

Dagli organi al tessile la “gloria” industriale
Accanto a edifici legati al no­stro passato, nel territorio di Cuvio sono sorti gli enormi stabilimenti dell’industria tessile Mascioni, famiglia già nota per la fabbricazione dei preziosi organi. Ma vediamo da più vicino chi erano e chi sono questi laboriosi impren­ditori. Nel 1808 in seguito a quanto or­dinato dalle leggi napoleoniche, due fra­telli Mascioni, Antonio e Bernardo, ab­bandonarono il loro convento decidendo di tornare a Cuvio, culla della loro prima infanzia. Il loro santo fervore non li la­sciò mai e agirono in modo da indurre il nipote Giacomo a intraprendere 1 attività organaria, all’inizio da destinarsi a uso sacro, ma che in seguito assunse importanza anche per l’uso concertisti­co. Così di generazione in generazione la neo-industria arrivò a livelli impensa­bili di fama, tanto da esportare i suoi prodotti in tutte le province italiane e nazionali straniere di un certo livello culturale, basti pensare a Firenze, Assi­si e a Malta.Nel 1892 la sede venne tra­sferita ad Azzio, ma le sue origini ri­mangono sempre cuviesi. Negli anni Cinquanta di questo secolo è nato l’altro grande successo della Mascioni, la ditta tessile che oggi può vantare, oltre a tec­nologie di altissima qualità, anche una centrale termoelettrica autonoma. Ancora una volta l’inizio fu duro, poichè nel 1952 si era partiti solo da una mode­sta azienda di sciarpe e foulards.

E in cucina da gustare i tipici sapori valcuviani
Tra gli studi locali più recenti stanno emergendo usi e costumi che curiosano nelle più diverse tra­dizioni, quella culinaria in particolare offre fan­tasiose ricette per gustare i tipici sapori della cu­cina valcuviese. Alcune delle ricette più invitan­ti sono costituite anche da gustosi liquori casalinghi. Liquore delle tredici erbe: un fantasioso incontro di aromi che quasi tutti avranno nel loro giardino: salvia, alloro, limo­ne, cannella, basilico, chiodi di garofano, camomilla, zaffe­rano, menta, vischio e limoncino, da far macerare, bollire e zuccerare insieme a molto alcool. Nocino: specialissimo liquore con virtù digestive ottenute dalle noci acerbe con l’aggiunta di chiodi di garofano, can­nella e limone. I più golosi impazziranno per le dolcissime e, semplicissime da, preparare pesche alle fragole. Basta infatti frullare le fragole e versarle sulle pesche già tagliate e
 

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