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LEGGIUNO
Leggenda sull'eremo di Santa Caterina del Sasso
Una delle leggende più suggestive sull'eremo di Santa Caterina del Sasso
è legata ad Alberto de’ Besozzi.
Essa racconta come costui fosse un bandito e che compiesse crimini spietati. Una
sera del 1170 il Besozzi stava rientrando con lo sua barca portando con sè il bottino
recuperato nel corso di una rapina. Una tempesta sorprese lui e i suoi due bravi,
tanto che uno venne travolto dalle onde e l’altro, impietrito, lasciò l’imbarcazione
in balia del lago. Il Besozzi, a quel punto, capì che la situazione volgeva al peggio
e implorò il Signore di dargli la possibilità di rimediare ai suoi errori. La barca
si schiantò con violenza ma Alberto riuscì ad afferrare una tavola e a
raggiungere la salvezza. Tornato a casa decise di dare tutte le sue ricchezze ai bisognosi,
abbandonando la villa di Arolo e scegliendo una vita dedita al sacrificio. Indossato
un saio, tornò in barca ai piedi della rupe dove aveva rischiato di morire e si
stabilì in una spelonca, vivendo grazie all’elemosina dei pescatori di passaggio.
Pregò e soffrì in solitudine, resistendo con tenacia al richiamo del mondo di agi
e ricchezze che aveva lasciato.
Dopo venticinque anni vissuti da eremita un giorno il Besozzi ricevette la visita
di alcuni uomini del Verbano che gli annunciarono le devastazioni provocate dalla
peste.
Egli pregò e dopo otto giorni Dio ordinò ad Alberto di erigere una chiesa dedicata alla Vergine delle stesse dimensioni di quella presente sul monte Sinai.
Egli non ne conosceva le dimensioni ma il giorno dopo al risveglio le trovò disegnate
sul terreno con del sangue. L’opera iniziò e Alberto capì di aver salvato la sua
anima sentendo in lontananza le campane suonare a festa per la fine della pestilenza.
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