|
CARDANO AL CAMPO
Parole e modi di dire in dialetto
Cardano al Campo ha origini molto antiche e il sua passato è ricco di vicende e
personaggi.
Il paese può vantare persino una propria lingua, quel dialetto che un tempo era utilizzatissimo e che oggi invece rischia di finire nel dimenticatoio. Ma c’è ancora
chi ricorda e cerca di mantenere vive vecchie espressioni e vocaboli, dando anche
consigli alle giovani generazioni su come leggere correttamente il dialetto.
Ad esempio, le vocali accentate devono segnare una cadenza marcata: "Pédar"
(Pietro).
La prima vocale accentata richiede una marcatura, la seconda vocale invece scivola
via.
La "ù", cioè la "u" lombarda con due puntini sopra, probabilmente ereditata dalla
dominazione austriaca, si pronuncia con lo stesso suono che si usa per dire al cavallo
di andare avanti, di camminare ("va là ù": vai cammina).
C’è poi un suono ereditato dai francesi, cioè "oeu", che è quello che si usa per
dire al cavallo di fermarsi("lo eu": fermati). Esistono molti detti
popolari che fanno parte della tradizione cardanese e che ancora ai giorni nostri
gli anziani amano ricordare.
Tra questi, "Cardàn fa ben ancha ai càn" (Cardano fa del bene anche
ai cani), "Natàl al sù, Carneval al fòèùgh" (Natale al sole, Carnevale
al fuoco), "A santa Luzia l’è ul dì pùsè cùrt ca ga sia" (santa
Lucia è il giorno più freddo dell’anno).
E poi ci sono le antiche professioni: ul farée (il fabbro),
la cumàa (l’ostetrica), ul bagàtt (il calzolaio),
ul cardegat (il ripara sedie), ul strascèe (il
cenciaolo), e così via.
Senza dimenticare i succulenti pranzetti di un tempo: quài a rost
(quaglie arrosto), fasàn rustì (fagiano arrosto), fung bianc
(funghi porcini bianchi).
|